₪₪₪₪ Le Termopili ₪₪₪₪

News, cultura, attualità, approfondimenti del Circolo di AG CONDERA "LE TERMOPILI"
sabato, 23 febbraio 2008

DIFENDI LA VITA. SEMPRE.

Campagna di sensibilizzazione sulla legge 194.

 

Domenica 24 febbraio a condera dalle ore 8 alle ore 12, nel piazzale anteriore della chiesa di S. Elia, si terrà un banchetto informativo con distribuzione di materiale riguardante la campagna nazionale di sensibilizzazione sulla legge 194.

La legge 194(sull'interruzione volontaria della gravidanza)agisce in un contesto sociale sostanzialmente diverso da quello di un tempo. Dal 1978 ad oggi, sono stati effettuati 4.603.525 aborti legali. Tale numero è determinato non soltanto dalla mancata applicazione della legge, ma anche da un condizionamento culturale di massa, frutto della frenesia dissolutrice materialista di una certa parte politica.

S'intenda, non chiediamo l'abrogazione della legge in questione, bensì la sua totale e corretta applicazione, analizzando o -eventualmente- modificando le parti che risultano inadeguate e inapplicate.

Questa campagna nasce dalla volontà di garantire al mondo femminile una vera libertà scelta; spesso le donne vengono abbandonate a loro stesse nell'affrontare una decisione così importante. Bisogna quindi approfondire cosa rappresenta l'aborto per una donna.

Lo stato deve porre alternative credibili, prevenendo il problema e risolvendo le cause che portano a compiere questa scelta(spesso obbligata) che rappresenta un cammino drammatico e doloroso per tante donne.

La giovane destra rinnova il suo impegno per contribuire a costruire una società in cui il diritto alla vita sia tutelato fin dal concepimento, una società in cui si spendano più risorse per favorire e incentivare la vita.

Invitiamo la cittadinanza Scillese a firmare la petizione per la revisione della suddetta legge.

 

Azione Giovani Condera, circolo "Le Termopili".

LUCA11
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sabato, 02 febbraio 2008

Venerdì grasso: le solite chiacchiere...

Questo il comunicato stampa diffuso da Azione Giovani dopo la protesta odierna in Consiglio regionale 

“Venerdì grasso : le solite chiacchiere” . E’ questo il messaggio lanciato oggi da Azione Giovani Reggio Calabria all’interno dell’aula del Consiglio regionale. La Giovane Destra, con il proprio gesto goliardico e simbolico, vuole dar voce all’indignazione della Calabria onesta e operosa che vive e “sopravvive” al di fuori delle “stanze dei bottoni”. Della Calabria che soffre e sempre più spesso muore nelle corsie di ospedali sporchi e fatiscenti, in attesa di ricevere un’assistenza medica che il nostro sistema sanitario regionale, corrotto e inquinato, non è in grado di garantire. Ancora, della Calabria “perbene”, vittima quotidiana e rassegnata dei soprusi e dello strapotere della ‘ndrangheta, della corruzione, dell’illegalità diffusa, del clientelismo, degli intrecci perversi e ormai inestricabili tra malaffare, politica e burocrazia. AG è al fianco della Gioventù calabrese costretta ancor oggi, come 50 o 100 anni fa, ad abbandonare la propria terra e i propri affetti in cerca di lavoro e del riconoscimento di quel merito che, nella nostra regione, è quasi sempre rimpiazzato dall’asservimento ai “potenti” e ai “comparati” più collusi.
Di fronte a un disastro politico e sociale così evidente qual è la risposta della classe dirigente regionale ? La solita : sempre e comunque…chiacchiere! Loiero e compagni si affannano alle prese con l’ennesimo rimpasto di giunta, con l’infinito valzer di assessorati, commissioni e poltrone assortite, con l’eterna verifica politica di una maggioranza dilaniata dalle rese dei conti personali e tenuta unita esclusivamente da un disperato attaccamento al potere.
L’appello che Azione Giovani, facendosi interprete del sentimento profondo e diffuso della gente comune,  intende lanciare all’interno dei palazzi del potere è semplice e netto : il tempo è scaduto ! Basta chiacchiere, è ora di ridare la parola al popolo ! Poco importa ai Calabresi se ciò debba avvenire attraverso le dimissioni di Loiero, quelle dei consiglieri o in seguito ad uno scioglimento “dall’alto” di un consiglio sempre più “indagato” e sempre meno credibile e legittimato a governare. Ciò che davvero conta è far rinascere, al più presto, tra i cittadini calabresi la speranza di poter costruire una Calabria diversa, di poter scegliere una classe dirigente all’altezza del gravoso compito di risollevare definitivamente le amare sorti della nostra amata terra.

Ufficio stampa
Azione Giovani Reggio Calabria

   volantino venerdi grasso...le solite chiacchiere

Presto ci sarà un secondo video... ecco i cavalieri che fecero l'impresa...

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lunedì, 07 gennaio 2008

I CAMERATI NON DIMENTICANO!

ONORE AI CADUTI DI ACCA LARENTIA...
 
da Il Giornale
Il biglietto, solo pochi secondi prima di uscire dalla sezione, lo scrisse Franco Bigonzetti, lasciandolo sul tavolo come si faceva prima che inventassero gli sms: «Siamo a Prati. Ci vediamo domani. Franco». Invece Franco, i camerati con si era dato appuntamento non li avrebbe rivisti mai più. E la sera stessa sarebbe finito immortalato in una di quelle terrificanti istantaee da paparazzo per cui oggi i garanti danno il carcere a vita. La foto all’epoca fu pubblicata, invece, su L’Espresso. E a doppia pagina, con un titolo da far accapponare la pelle La guerra civile italiana. Era appropriato. Nella foto Franco è riverso su un lettino d'ospedale, ha un occhio perforato da una pallottola e il viso allagato di sangue, la camicia stropicciata e alzata sulla pancia, con il capezzolo scoperto, e sopra un’altra macchia di sangue, e la cravatta ancora allacciata, perché la morte quando ti sorprende è strana, non si cura mai dell’incoerenza. Con lui morirono altri due ragazzi, in una serata festiva romana. Francesco Ciavatta, che dall’ingresso della sezione fece in tempo a trascinarsi fino alle scalette. E poi, per la ferita di quella sera, morì poco dopo Stefano Recchioni. Morirono in tre, e in condizioni folli e incredibili, e furono seguiti da altri tre morti, tutti legati a quella carneficina: dopo scontri con la polizia, guerriglia urbana e candelotti lacrimogeni, P38, barricate in strada, auto incendiate. Una maledizione che inizia lì, il 7 gennaio 1978, Sezione di Acca Larentia. O meglio: «strage di Acca Larentia». Trenta anni fa, il giorno che tenne a battesimo la nascita del terrorismo nero. Acca Larentia era una delle sezioni di periferia del Msi, nel pieno degli anni di piombo. Uno degli avamposti sperduti, nel tempo in cui le capitali italiane divennero campi di battaglia, nel tempo in cui rossi e neri si sparavano per le vie e i numeri delle vittime e delle rappresaglie iniziavano a confondersi e a sovrapporsi. Morirono in tre, per i fatti di quella sera, ma in realtà avrebbero dovuto essere in sei. Li aspettavano all'uscita dalla sezione appostati. Erano un commando, forse di Autonomia. Probabilmente ottennero ad Acca Larentia il loro battesimo del fuoco, forse il prezzo per arruolarsi nelle Brigate Rosse. Chi ha sparato non è stato mai preso (o meglio: non ancora). La mitraglietta che ha sparato, invece sì. La ritrovò la polizia molti anni dopo, in un covo ornato da una bandiera rossa con la stella a cinque punte che è entrato nella storia del delitto Moro: via Montenevoso, a Milano. Dopo quel delitto anche l'arma aveva fatto carriera. Nel volantino di rivendicazione si firmarono: «Nuclei armati per il contropotere territoriale». Tre morti, vuol dire strage. Ma quello che segnò un punto di non ritorno per una intera generazione, a destra, fu che due delle tre vittime – Franco e Francesco furono uccisi dal commando dei terroristi rossi. La terza no. Stefano Recchioni morì per un proiettile sparato da un ufficiale dei carabinieri, Edoardo Sivori (condannato, al termine di un lungo processo, per «eccesso colposo di legittima difesa»). Era accaduto dopo che il tam tam aveva diffuso per tutta la Roma la notizia della strage. Tutti i militanti della destra romana erano accorsi davanti alla sezione dell’Appio latino. La tensione si tagliava con il coltello, c’erano tutti i futuri dirigenti del partito, compreso un giovanissimo Gianfranco Fini, ancora riconoscibile, in un’istantanea dell’epoca con un lungo impermeabile bianco. Fini si sta accendendo una sigaretta insieme ad un ragazzo più basso di lui. Il ragazzo è Stefano Recchioni, e alla loro sinistra c’è la pozza di sangue dove poco prima è stato ferito a morte Franco. Sopra c’è un mazzo di fiori. Cinque minuti dopo quello scatto, i due destini che sono stati uniti da quella sigaretta fumata insieme con inquietudine si dividono per sempre: Stefano cammina verso il fondo della piazza, dove, anche per via della rabbia e della tensione per i due morti, sta esplodendo una rissa per un ragazzo che è stato appena fermato. Fini resta dov’è. Quando Sivori spara, Stefano viene colpito alla fronte, e la pallottola lo trapassa da parte a parte. Proveranno a dire, gli avvocati del carabiniere, che è un colpo di rimbalzo, che proveniva dalle stesse fila di Stefano. Ma non ci vuole un perito balistico per dimostrare che è una follia. Quando Stefano cade a terra, in un lago di sangue c’è una ragazza che gli tiene ferma la testa. La ragazza viene da un’altra sezione di periferia, dove tre anni prima hanno ucciso un altro ragazzo che si chiamava Mario Zicchieri. Ed era amico anche di Franco Bigonzetti, che lo presentò a D'Audino. Le vittime e i superstiti, nella destra e nella sinistra militante di quegli anni, camminavano sullo stesso filo, e si potevano chiamare per nome.
Il 7 gennaio del 1978 i destini turbinavano e si incrociavano disordinati. Stefano Recchioni era persino uscito dal Msi, perché considerava troppo moderata la linea di Almirante. Ma poi, finito il volantinaggio in Prati passò davanti alla sezione di Colle Oppio, la sua, vide una folla di cui non capiva il motivo, scese. Gli dissero: «Hanno ucciso due dei nostri!». «Dove?». Gli risposero: «Acca Larentia». E allora Stefano decise di andare, con la Cinquecento di uno dei camerati. Dopo un’ora il suo volto era tra le mani della Mambro. Durante una trasmissione, molti anni più tardi, Giovanni Minoli chiese alla Mambro: «Che colore associa, lei, agli anni di piombo?». E lei, senza esitare: «L’azzurro. Perché è il colore degli occhi di Stefano che si chiudono davanti ai miei».
Oggi, dopo un terzo di secolo, c’è ancora qualcuno che indaga, che vuole andare fino in fondo. È che la Strage di Acca Larentia fu molte cose insieme. Il punto di non ritorno per l’antifascismo militante armato, che diventava Brigatismo. Fu l’atto di nascita ufficiale del Nar, dopo tre giorni di guerriglia per le strade. E fu anche la fine della collateralità fra la destra e le forze dell’ordine: «Celerini assassini!». La Mambro era figlia di un poliziotto, e questa è un’ennesima prova che la storia è complessa. Uno dei padri dei tre ragazzi morì suicida. Un altro di dolore. Il padre di Bigonzetti era iscritto alla Cgil. La madre di Recchioni era di sinistra, il fratello di Stefano di Lotta continua. Massimo e Stefano avevano litigato, e si erano rappacificati. Massimo disse all'Espresso: «Mi si è fermato il cuore, non sono più lo stesso». Sembrava un’Italia divisa da un odio «etnico», era un’Italia complessa, allora come oggi. Ci abbiamo messo trent’anni per chiudere la guerra, e capire come estinguere le radici della rabbia.
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domenica, 09 dicembre 2007

COMUNISTI VERGOGNA! - Acerra, militanti di Azione Giovani aggrediti durante corteo

Ciao ragazzi, vi passo il comunicato stampa di Azione Giovani Acerra, mandatomi dal mio carissimo amico Ciro Bianco per diffondere e far conoscere ovunque le ormai note armi dei comunisti, VIOLENZA, REPRESSIONE E REVISIONE DEI FATTI.

ACERRA (Napoli). Sabato sera, intorno alle 17, in Via Duomo ad Acerra, la locale sezione di Azione Giovani, movimento giovanile di An, ha messo in atto una contestazione pacifica durante il passaggio del corteo storico rinascimentale voluto dall’amministrazione Marletta nell’ambito di una tre giorni costata 46mila euro.

I militanti, al passaggio del sindaco e della giunta comunale, hanno aperto uno striscione con su scritto “46.000 volte vergogna” ed iniziato a scandire slogan che richiamavano alle problematiche cittadine come l’inquinamento e la forte pressione fiscale, nonostante gli sprechi di denaro pubblico, di cui secondo la destra il corteo storico è “un esempio concreto”. Dopo pochi minuti sono iniziati, ad opera di ignoti, gli spari di fuochi artificiali che hanno in parte colpito i presenti (sia i figuranti, sia il pubblico che i manifestanti di Azione Giovani). Immediatamente un gruppo di persone ha aggredito verbalmente e fisicamente i militanti della destra accusandoli ingiustamente di aver sparato sul pubblico dei petardi.

“I militanti di Azione Giovani sono stati i primi ad essere colpiti dai fuochi di artificio puntati sulla gente, anzi dobbiamo rilevare che quei fuochi erano puntati proprio alle nostre spalle e ai nostri fianchi, avendo colpito ad un gamba anche il dirigente nazionale di Azione Universitaria Luigi Di Gennaro, che fortunatamente non è rimasto gravemente ferito grazie alla resistenza dei jeans che indossava”, dichiara in una nota Ulderico de Laurentiis, dirigente provinciale di Azione Giovani e presidente del circolo.

Condanniamo l’aggressione subita – continua de Laurentiis - e ci riserviamo di ricorrere, qualora ce ne fosse la necessità, alle vie legali per fare chiarezza sia sulla nostra impeccabile condotta che sull’uso non autorizzato e criminale dei fuochi, nonché sulle percosse, spinte e strattoni che ci hanno riservato un nutrito gruppo di persone tra cui molti identificabili, dai filmati girati e da testimoni presenti sul luogo. Stasera siamo scesi in piazza per contestare lo spreco di danaro pubblico da parte dell’amministrazione, mentre il commercio e l’agricoltura muoiono ed il caos e l’insicurezza imperano in città, ciò che è accaduto dimostra che abbiamo ragione e ci da maggiore forza per continuare su questa strada”.

Intanto, l’onorevole Giorgia Meloni, presidente nazionale di AG e vicepresidente della Camera, ha telefonato ai ragazzi del circolo di Acerra per esprimere la propria solidarietà e annunciato una nota stampa di condanna per l’aggressione subita dai giovani manifestanti.

A MARGINE DELLA MANIFESTAZIONE, UN NOSTRO MILITANTE, LUCA RADICE E’ STATO SEGUITO FIN SOTTO CASA DA ALCUNI INDIVIDUI CHE L’HANNO VIOLENTEMENTE PERCOSSO, I FATTI SONO STATI DENUNCIATI AI CARABINIERI.

 

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venerdì, 07 dicembre 2007

"Omosex è cool e trendy..." - Ma come ci siamo ridotti?!!!

Da TGCOM

Riguardano il 35% delle adolescenti tra gli 11 e i 16 anni e il 60-65% dei maschi

 ROMA - Tra gli adolescenti impazzano le esperienze omosessuali: riguardano almeno il 35% delle ragazze tra gli 11 e i 16 anni e il 60-65% dei maschi. È lo scenario descritto da Federico Bianchi, psicoterapeuta dell’età evolutiva e direttore dell’Istituto di Ortofonologia di Roma, parlando a margine del convegno «Sessualità e scelte consapevoli».

TRA MASCHI - «La maggior parte delle ragazze - spiega lo psicoterapeuta - comincia presto: dai 12 ai 15 anni la gran parte ha già avuto il suo primo rapporto lesbo». Secondo Castelbianco ciò è dovuto anche al fatto che «molti giovanissimi hanno difficoltà ad avere rapporti con le loro coetanee, che sono diventate molto più aggressive e sicure di sé». Sempre più spesso, infatti, proprio a causa della paura per l’aggressività delle ragazzine, «i ragazzi non riescono a gestire i rapporti con loro e si rivolgono a qualcosa di più semplice come i rapporti omosessuali. Oppure ricorrono all’alcool e si ubriacano per disinibirsi nel corteggiamento o nell’approccio con l’altro sesso».

TRA FEMMINE - L’esperienza lesbo, continua Federico Bianchi di Castelbianco, tra le ragazzine è ormai diventata di moda: «Ci sono - sottolinea - una serie di messaggi mediatici che esaltano l’omosessualità come regno della trasgressione, del sesso facile, della moda, del divertimento». Un esempio di ciò è «il celebre bacio in diretta tv tra Britney Spears e Madonna, o a una serie di spot in cui i ruoli sessuali sono caratterizzati da messaggi ambigui». Ciò che succede è che «le teenager subiscono questi messaggi forti e precisi, e scatta un fattore imitativo che fa dire a molte che l’esperienza omosex è cool e trendy». Questo modo «trasgressivo» di vivere l’omosessualità, in particolare quella femminile, non ha nulla a che fare comunque, precisa lo psicoterapeuta, con «l’omosessualità vera e propria, una condizione che invece spesso comporta dei disagi e delle situazioni drammatiche da non sottovalutare e che devono essere affrontate».

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giovedì, 06 dicembre 2007

IL LUPO PERDE IL PELO MA NON IL VIZIO...

"e civilta’ avanzate nei quartieri e nelle scuole
ma il piu’ bravo e’ sempre quello che porta più pistole" Insedia

da TGCOM

Usa:sparatoria in un mall, 9 morti

Il killer suicida: volevo essere famoso

E' una vera e propria strage quella che si è consumata in un centro commerciale dell'Omaha, in Nebraska, dove 9 persone sono morte ed almeno altre 5 sono rimaste ferite. Un giovane, di 19 anni, all'improvviso ha cominciato a sparare all'impazzata tra la folla presente in massa nei negozi per gli acquisti natalizi. L'assassino si è poi ucciso sparandosi un colpo di fucile. Il motivo del folle gesto: voleva diventare "famoso".

Poco prima della strage, la tranquillissima Omaha era già stata messa in agitazione dalla visita del presidente degli Stati Uniti George W. Bush (che aveva lasciato la città poche ore prima della tragedia), con strade bloccate e uomini della sicurezza un po' dappertutto. Il cecchino si è messo a sparare poco dopo le 14 di mercoledì ora locale, le 21 in Italia, e la vicenda è stata immediatamente seguita da tutte le tv all news, che hanno fatto vedere scene di panico, persone che uscivano dal frequentatissimo "Westroads Mall" con le mani alzate, e ambulanze che portavano via i corpi, dei morti e dei feriti.

Che si fosse trattato di una strage dai numeri pesanti, lo si è capito intorno alle 23 ora italiana quando una portavoce della polizia locale, il sergente Teresa Negron, ha parlato di nove morti, tra cui Robert Hawkins, il giovane assassino, e di cinque feriti. Secondo alcuni testimoni, prima di togliersi la vita, il cecchino ha sparato all'impazzata da una balconata del centro commerciale, che la polizia ha deciso di tenere isolato dal resto della città non escludendo in un primo momento la presenza (rivelatasi falsa) di un altro cecchino armato in giro.

"Volevo diventare famoso"
Il corpo dell'omicida-suicida è stato trovato al terzo piano del mall, la maggior parte delle vittime si trovava nel grande magazzino Von Maur. Secondo alcuni testimoni Hawkins, armato di un fucile, avrebbe sparato tra i 35 e i 40 colpi. Il 19enne a casa sua ha lasciato un biglietto annunciando l'intenzione di togliersi la vita. Avrebbe scritto anche che voleva "diventare famoso".

 

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Questo è il mio scudo. Lo porto con me in battaglia. Ma non è solo mio. Protegge mio fratello sulla sinistra. Protegge la mia città. Farò in modo che mio fratello sia sempre sotto la sua ombra e che la mia città sia sempre al riparo di esso. Morirò con il mio scudo, guardando in faccia il nemico!

"Non tocca a noi dominare tutte le maree del mondo; il nostro compito è di fare il possibile per la salvezza degli anni nei quali viviamo, sradicando il male dai campi che conosciamo, al fine di lasciare a coloro che verranno dopo terra sana e pulita da coltivare” J.R.R. Tolkien

"io non amo la lucente spada per la sua lama tagliente, né la freccia per la sua rapidità, né il guerriero per la gloria acquisita. Amo solo ciò che difendono" J.R.R. Tolkien



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